mercoledì 8 ottobre 2025

L'abito fa il monaco?

l Negli ultimi tempi la comunità Goth sembra vivere una nuova guerra: quella dell’abito. Da un lato chi proclama la purezza dello stile (solo vintage, solo handmade, solo mercatini, solo marche gotiche) e dall’altro chi, per necessità o per taglia, trova rifugio nel fast fashion. Come se il valore di un’identità si potesse misurare nel cartellino cucito dentro una giacca.

Molti dimenticano che non tutti i corpi trovano spazio nei mercatini o nei negozi indipendenti, e molte volte i brand dedicati hanno dei prezzi non proprio alla portata di tutti. Le taglie “conformate”, come le chiamano con ironica crudeltà, spesso sembrano nate per punire invece che vestire. Basta un po’ di curve, un po’ di seno, e ci si ritrova davanti a scaffali colmi di abiti goffi, dai colori agghiaccianti, come se l’eleganza fosse privilegio dei corpi esili. Chi ha forme generose o proporzioni non previste dagli standard si ritrova spesso a scegliere tra il nulla e la rassegnazione.

In certi casi, il fast fashion è l’unico luogo dove un corpo può ancora riconoscersi, dove un abito diventa un alleato invece che una condanna. Non è vanità: è dignità e nessuno dovrebbe chiedere scusa per averla. Che poi,secondo me, il problema sta in chi compra una marea di vestiti e capi da indossare tutti i mesi e non di chi una volta all'anno si concede un nuovo vestito della sua taglia.

C’è poi un aspetto che molti ignorano: il fast fashion non è confinato alle vetrine lucide dei centri commerciali o su certi siti internet che tutti noi conosciamo. Lo si ritrova anche tra i banchi dei mercati e nelle botteghe del second hand, dove finisce ciò che qualcuno ha comprato, indossato una volta e poi lasciato andare.

Molti dimenticano che la moda alternativa nasce proprio dalla mancanza: dall’arte del creare con ciò che si ha, dal trasformare l’ordinario in straordinario. Essere Goth non significa ostentare un’etichetta, ma abitare un’estetica che parla di libertà, di rifiuto delle regole imposte, di individualità profonda. L’abito, nel suo tessuto e nel suo colore, è soltanto il mezzo, non il messaggio.

In quei luoghi l’abito cambia destino: da simbolo di consumo a gesto di recupero. Acquistare fast fashion di seconda mano non è un peccato, ma un atto di riciclo poetico, una forma di rispetto verso ciò che altrimenti marcirebbe dimenticato. Ogni vestito, anche il più umile, può avere una seconda vita, una nuova voce.

E forse, in questo, c’è più spirito Goth di quanto molti vogliano ammettere.


Il nero, dopotutto, non giudica.

Non chiede da dove venga il tessuto che lo indossa, ma se chi lo porta ne comprende il linguaggio.

Essere Goth non è mai stato questione di prezzo o provenienza: è un atto d’anima.

E l’anima, quella vera, non conosce mode né stagioni.

mercoledì 1 ottobre 2025

Un appropriazione culturale

Noto con disappunto una nascente e crudele tendenza di persone che fino a ieri sputavano su tutto ciò che era alternativo, appropriarsene semplicemente perché hanno visto qualche personaggio in TV carino. Fino a ieri venivamo perseguitati a scuola dai propri compagni col benestare dei professori, insultati per strada dalla gente ignorante, accusati di essere satanisti, di fare uso di droghe e ora guardateli, pronti a vestirsi alternativi senza sapere nulla di quello che si sta indossando.

Il Goth è musica sopratutto, la sua nascita non è lineare, né semplice. Alcuni lo fanno risalire ai primi lampi del post-punk, quando band come i Bauhaus intonavano Bela Lugosi’s Dead e aprivano scenari sonori mai uditi prima. Altri ne vedono l’essenza nell’incedere magnetico di Siouxsie and the Banshees, o nei canti solenni dei Sisters of Mercy. La verità è che il goth non è nato in un istante preciso, ma come un’eco che si è propagata, sfuggente e inafferrabile, nella musica, ispirata all'arte e alla letteratura.

Più che una data, il goth è una sensibilità che ha preso corpo in quegli anni, un terreno fertile in cui radici diverse hanno intrecciato ombre e visioni. Da lì si è diffuso oltre i confini della musica, trasformandosi in estetica, filosofia, linguaggio dell’anima.

Vestirsi di nero non fa di nessuno un goth: il nero è soltanto la veste visibile di una sensibilità più profonda. Essere goth è avere il coraggio di contemplare la Morte senza tremare, di abbracciare la malinconia senza vergogna, di riconoscere la bellezza anche nell’ombra.

L’estetica è conseguenza, non fondamento. Il nero è un linguaggio, non una moda.

Il goth non è un travestimento, ma un respiro antico che da oltre quarant’anni vibra tra accordi, parole e immagini, e che ancora oggi chiede di essere compreso, non soltanto osservato.

Bauhaus che intonano Bela Lugosi’s Dead, Siouxsie che trasforma la rabbia in incanto, i Sisters of Mercy che scolpiscono inni oscuri. È da lì che tutto comincia. E da lì si espande: nella letteratura, nel cinema, nell’arte, fino a diventare uno stato mentale.

Vestirsi di nero non fa di nessuno un goth: il nero è soltanto la veste visibile di una sensibilità più profonda. Essere goth è avere il coraggio di contemplare la Morte senza tremare, di abbracciare la malinconia senza vergogna, di riconoscere la bellezza anche nell’ombra.

L’estetica è conseguenza, non fondamento. Il nero è un linguaggio, non una moda.

Il goth non è un travestimento, ma un respiro antico che da oltre quarant’anni vibra tra accordi, parole e immagini, e che ancora oggi chiede di essere compreso, non soltanto osservato.

Oggi chi riduce il goth a una tavolozza di eyeliner e stivali non fa che compiere un’appropriazione culturale: prende in prestito le ombre senza conoscere la luce che le genera. È facile vestirsi di nero, è molto più difficile comprenderne il peso simbolico.

Il Goth non è un filtro da applicare a un video né un costume da indossare a piacimento: è un linguaggio complesso, nato da suoni, immagini e pensieri che hanno attraversato decenni. Appropriarsene senza rispetto significa svuotarlo, renderlo sterile, ridurlo a cliché.

Chi ama davvero questa cultura non la indossa soltanto: la vive, la respira, la custodisce. E sa che dietro ogni ombra si cela un mondo intero, che non può essere consumato come un trend stagionale.



mercoledì 24 settembre 2025

Metti una firma qui

Ultimamente mi accorgo di una deriva che serpeggia tra i più giovani della scena (e non solo loro). C’è chi parla di “essere un vero Goth” come se esistesse una lista da spuntare: libri da aver letto, band da conoscere a memoria, abiti da indossare come divise. Una ragazza, in un gruppo, confessava di sentirsi “poco goth” perché alcuni aspetti che credeva indispensabili non le appartenevano, sopratutto le idee politiche. 

Eppure, il goth non è un inventario da completare, né un passaporto da vidimare. È musica, è sensibilità, è uno stato d’animo che abita nelle sfumature dell’anima. Non può ridursi a una serie di prescrizioni arbitrarie.

Questa rigidità, purtroppo, non riguarda soltanto l’estetica. Sempre più spesso vedo i più giovani abbracciare ideologie estreme, che si tratti di nostalgie nere, rosse o del famigerato “woke”, come se una bandiera potesse definire l’oscurità. Ma le bandiere dividono, alzano muri, chiedono obbedienza. E ogni volta che una sottocultura si trasforma in terreno di scontro politico, perde la sua linfa vitale, diventando una caricatura del mainstream che finge di combattere. È vero che molte band sono socialmente e politicamente impegnate ma rimangono scelte personali che possiamo abbracciare o meno.

Il goth, nella sua essenza più pura, è apartitico, perché nasce come libertà individuale, come ribellione ai dogmi. È tolleranza e apertura, non giudizio e imposizione. Le tenebre non hanno tribunali, non chiedono tessere né giuramenti: accolgono chi vi si riconosce, chi sa ascoltare il silenzio e la musica che da sempre ne costituiscono il cuore.

Ricordiamolo: nessuno può possedere le tenebre. Esse non giudicano, non dividono. Sono rifugio e compagna di chi le abita con sincerità.

mercoledì 17 settembre 2025

Le tenebre non giudicano

Da sempre, la comunità goth porta con sé non solo musica, poesia ed estetica, ma anche discussioni che sembrano ciclicamente riemergere, come onde scure che tornano a infrangersi sulla riva.


Ultimamente sento parlare (in alcuni casi urlare) moltissimi appartenenti alla cultura goth di politica, soprattutto i più giovani, rivendicando le radici punk e quindi anarchiche di quella sottocultura. In realtà, il goth non ha mai avuto un orientamento politico o un’ideologia ben definita, essendo intrinsecamente apartitico e caratterizzato da un forte individualismo. Troppo spesso ci si dimentica che il movimento nasce prima di tutto dalla musica e non ha mai lanciato messaggi politici espliciti come altri movimenti affini.


Ciò non significa che sia stato cieco: la cultura goth ha sempre promosso la tolleranza verso ogni forma di diversità. Inclusi aspetti legati a razza, sessualità e genere, opponendosi spesso alle norme e ai ruoli tradizionali, trasformando la trasgressione in una forma di decostruzione sociale. Purtroppo, nel corso degli anni, non sono mancate tensioni legate ad appropriazioni politiche: gruppi di estrema destra hanno cercato di associare a sé alcune band controverse, tentando di piegare l’immaginario goth a ideologie che con esso non hanno nulla a che fare.


La realtà è semplice: la cultura goth rifugge ogni associazione partitica di qualunque genere e si oppone a ogni forma di estremismo, xenofobia e omofobia. Chi si dichiara appartenente a una corrente politica e al tempo stesso alla cultura goth compie una scelta personale, che non può e non deve definire l’intero movimento. Perché la musica resta, ieri come oggi, la sua colonna portante.


L’altra grande frattura riguarda la questione della fast fashion: c’è chi la rifiuta categoricamente in nome di un’etica coerente, e chi invece la considera una scelta individuale, non strettamente legata all’essenza della sottocultura. Anche qui, i toni si accendono, e l’arena diventa un tribunale che divide il “vero” dal “falso”.


Eppure il goth non è mai stato un dogma. È un linguaggio fluido, un intreccio di musica, letteratura, arte, estetica e introspezione. È soprattutto uno stato mentale che abita chi sente affinità con il buio e con la bellezza che vi si cela.


Personalmente non intendo schierarmi né alimentare le divisioni: preferisco osservare, raccogliere e riflettere. Non dimenticate mai che il goth è musica in primis, ed è ancora oggi un luogo protetto, di cui tutti noi siamo responsabili. Le ombre non hanno bisogno di tribunali. Hanno bisogno di anime che sappiano ascoltare.


mercoledì 10 settembre 2025

Non puoi baciare i miei stivali di velluto

 Negli ultimi anni mi trovo a osservare, con crescente disincanto, un fenomeno tanto diffuso quanto inquietante: molti giovani, convinti di aver compreso l’anima goth, si limitano a erotizzare le ragazze vestite di nero, proiettandole in ruoli feticisti da set cinematografico. Mistress, oggetti di desiderio, silhouette fetish: tutto in nome dell’estetica, ma senza alcuna comprensione del goth, della sua storia o delle sue suggestioni più sottili.


Ridurre l’immaginario goth all’equazione semplificata “abito nero = BDSM” è non solo superficialità, ma offesa. Il goth non è un travestimento teatrale da recitare, ma una lingua fatta di musica, poesia, tenebra lirica, estetica decadente, sensibilità. È un sussurro che nasce tra pagine di romanzi intrisi di malinconia, un’impressione che vibra tra accordi post-punk o il chiarore greve di un vinile darkwave. Ridurre un’intera sottocultura a cliché erotici equivale a contemplare solo l’ombra della luna, ignorando il suo fascino silenzioso.

Lo ammetto: l’immagine di una figura in nero, di un collare, o di un dettaglio fetish può suggestionare. Ma trattare una persona goth come un oggetto da desiderare – come se fosse un ruolo da giocare – è negarne l’umanità. È come fissare solo la cornice di un dipinto, ignorando il commovente diaframma dell’anima che abita il quadro.

Provare attrazione estetica è umano, naturale. Ma trasformarla in oggettificazione svuota di senso la bellezza e denuda l’essenza di ciò che si guarda. Le persone goth non sono personaggi in scena destinati a evocare fantasie fetish; sono individui con una sensibilità, una storia, una visione che merita rispetto.

Ecco perché, in questo contesto, si colloca con forza il fenomeno del fetish goth — una corrente che abbraccia senza esitazione l’immaginario BDSM: abiti in PVC e latex, uniforme fetish, harness, dettagli militaristici. Tra i suoi più celebri interpreti figura senza dubbio Nachtmahr, progetto solista del viennese Thomas Rainer. Nato nel 2007, Nachtmahr unisce l’EBM industriale alla carica ipnotica della techno, accompagnato da un’estetica marziale e provocatoria, dove uniformi fetish si intrecciano con coreografie dominanti e sonorità che incarnano potere, controllo e desiderio oscuro .

Rainer ha spesso affermato che l’uso dell’immagine uniformata non è affatto politica, ma un esplicito fetish personale — un’estetica erotica che lo accende e accende chi ascolta . Una provocazione visiva che ha suscitato dibattiti, ma che, almeno nelle intenzioni, nasce più dal desiderio artistico che da un’adesione ideologica.

Il goth non è un travestimento da consumare, ma un linguaggio esistenziale che respira arte, malinconia e sensibilità. Chi si ferma solo alla superficie, incasella chi veste di nero in un cliché erotico, limita sé stesso e tradisce la possibilità stessa di vedere davvero.

Forse è tempo di smettere di proiettare fantasie e iniziare finalmente a guardare con occhi profondi. Perché, al di là di ogni immaginario, non troverai un feticcio: troverai una persona.

E se proprio volete avvicinare una ragazza dell'oscurità, potete leggere i miei consigli  qui


mercoledì 20 luglio 2022

Il fascino dei tarocchi

 


La sottocultura Goth abbraccia un così ampio spettro di personalità eclettiche che è ben difficile riuscire a fare un resoconto esauriente di tutte le sue incredibili sfacettature.In più i Goth hanno gusti differenti tra loro ed è quasi impossibile poterli descrivere tutti. Tra di loro ci sono chi, come me, è appassionato di tarocchi e carte da divinazione e ne possiede una discreta collezione. C'è chi va a caccia di vecchi mazzi magari appartenuti a personaggi particolari oppure provenienti da determinate epoche e chi li colleziona per la loro estetica. 

Ma quando nasce la cartomanzia? Non si hanno notizie certe ma le prime tracce di un oracolo con le carte si trovano proprio tra gli antichi egizi ma per sentir parlare della cartomanzia moderna bisogna aspettare il medioevo dove le carte venivano usate occasionalmente come oracoli ma solo nel 1505 con il Eyn loszbuch ausz der Karten gemacht si ha il primo esempio di cartomanzia, basata su il mazzo di carte tedesco con descrizioni generali sulle predizioni. 


 

La cartomanzia come la conosciamo noi in realtà ha origini piuttosto recenti, tant'è che le prime testimonianze certe risalgono al 1770, con Etteilla, ou la seule manière de tirer les cartes dove l'autore spiega come usare un mazzo di carte francesi per la divinazione, mentre la più famosa cartomante fu Marie Adelaide Lenormand alla quale si pare si rivolgesse anche la prima  moglie di Napoleone, Josephine. 

 Di mazzi di carte per vaticinare il futuro ce ne sono a bizzeffe, tra i più famosi troviamo appunto le Sibille di Lenormand (che hanno una tipologia di lettura completamente diversa dai tarocchi), L'Oracle Belline nato nel 1865 ed usato sopratutto nei paesi di lungua francese e ancora in produzione,  ed i tarocchi classici. 

Al giorno d'oggi possiamo scegliere tra un'ampissima gamma di carte ed oracoli e molte di queste sono ispirate proprio alla sottocultura gotica come quelli dell' Alchemy Gothic, i Tarocchi Gotici di Anne Stokes, le bellissime carte di Luis Royo 

giusto per citarne alcuni, ma con una veloce consultazione su internet sono sicura che troverete il mazzo di carte che fa per voi  magari per iniziare o per ampliare la vostra collezione. 


 

 


mercoledì 3 febbraio 2021

Zanne

 


 

Sopravvissuta più o meno alle numerose quarantene che hanno afflitto il nostro "belpaese" e a tutta una serie di gravi problemi di salute (che continuano a persistere), ho finalmente un pò di tempo da dedicare al mio blog. Oggi vorrei parlarvi di un libro di fumetti molto carino che ho scoperto l'anno scorso e che ho comprato per regalo solo a fine 2020. Si tratta di Fang (o Zanne in italiano) di Sarah Andersen, autrice di fumetti americana famosa per i suoi autobiografici "Sarah's Scribbles" anche lei appartenente alla sottocultura Goth a cui sovente dedica le sue vignette. 

Zanne è la storia di una vampira trecentenaria di nome Ellie che casualmente una sera in un locale, incontra Jimmy, un lupo mannaro. Da questo incontro si dipanano le vignette sulla vita amorosa di questa coppia. Nonostante possa sembrare scontata come trama (racconti e film basati sull'amore improbabile  e molte volte drammatico di due creature della notte ce ne sono a bizzeffe) la Andersen racconta la vita quotidiana e i problemi della coppia con una delicatezza molto romantica, senza tralasciare l'humor nero che accompagna entrambi i personaggi dimostrando che nonostante le grandissime differenze sopratutto di stile di vita di entrambi possono essere superati se ci si ama veramente. 


 

Il tratto in bianco e nero della Andersen è essenziale e non è detto che piaccia a tutti, ma la storia secondo me vale la pena leggerla, un pò come tutti i libri dell'autrice. Il fumetto è rilegato con una copertina rigida rossa che ricorda molto i vecchi libri del secolo scorso. Qui il link di Amazon  per poter comprare il fumetto.

Fatemi sapere se lo avete letto e cosa ne pensate.

martedì 14 luglio 2020

Turismo oscuro


Molti appartenenti alla cultura Goth amano visitare luoghi poco ameni al mainstream come vecchi cimiteri, chiese sconsacrate, luoghi abbandonati. Il fascino misterioso di certi luoghi ha sempre esercitato un certo magnetismo in coloro che appartengono al "lato oscuro" della vita. Ciò non significa che a tutti i Goth piaccia visitare cimiteri o altri luoghi desolati anzi, non è una regola che accomuna tutti. Molti evitano i cimiteri, altri non amano i luoghi abbandonati, si tratta semplicemente di gusti personali. Così come ci sono molte persone al di fuori della cultura Goth che amano dedicarsi a questo genere di esplorazioni.
Un tempo gli appassionati di viaggi in luoghi non convenzionali avevano pochi punti di riferimento se non il passaparola, mentre al giorno d'oggi ci sono siti dedicati, forum e addirittura qualche agenzia turistica si è organizzata per il Dark Tourism.



Il Dark Tourism o Turismo Macabro consiste nella visita di luoghi inquietanti, macabri o con una storia spaventosa. Case infestate, luoghi in cui si sono svolte sanguinose battaglie, manicomi abbandonati sono solo una piccola parte delle zone che rientrano nella lunga lista di posti da visitare nel Dark Tourism. Molte persone sono affascinati da questi posti e dalle loro storie, per esempio molti castelli rientrano nella lista del turismo macabro proprio per le storie che si raccontano su di essi, come Leap Castle, il castello più infestato d'Irlanda.
Situato nella contea di Offaly, non si sa esattamente quando sia stata costruita la sua parte più antica ma il resto del maniero risale al 1250 d.C. e sembra sia stato costruito su un antico sito neolitico. La sua storia è costellata di guerre e battaglie fino ad arrivare al 1532 quando due fratelli diretti eredi del castello entrarono in conflitto tra loro. Uno era un sacerdote e venne ucciso proprio dal suo consanguineo nella cappella di famiglia mentre diceva messa. Trafitto a morte morì accasciandosi sull'altare e da allora la cappella prese il nome di "Bloody Chapel". Non fu mai più utilizzata fino a un decennio fa quando un discendente della famiglia decise di far celebrare proprio lì il battesimo del proprio figlio, nel tentativo di dare pace alle anime dannate che infestano il castello tra cui quella del sacerdote che pare apparire proprio nella Bloody Chapel.


A parte i fantasmi che lo infestano (come quello di una fanciulla di cui non si conosce l'identità), sembra che nel maniero alberghi il male, come dicono le leggende. A conferma di questa ipotesi la scoperta di un "Oubliette" ovvero una prigione a trabocchetto in cui si faceva finire il malcapitato tramite una leva che apriva una botola sotto ai suoi piedi. Questo genere di trappole avevano in alcuni casi dei pali appuntiti sul fondo dove il malcapitato moriva trafitto, nel caso non morisse sul colpo, lo attendeva una fine terribile per fame e per sete. Solitamente questo genere di prigioni non sono mai state usate (ce n'é una molto simile del castello di Montebello) ma in questo caso le cose sono andate diversamente, tant'è che per liberare la Oubliette dai resti dei cadaveri si sono riempiti di ossa ben tre carri. 
Qui in Italia non mancano certo i posti da visitare come il cimitero di Stallieno a Genova, uno dei più bei cimiteri d'Italia, o la Napoli sotterranea con il suo cimitero delle Fontanelle dove fino a poco tempo fa i napoletani praticavano il culto dei teschi prima che la Chiesa lo vietasse.
Se siete appassionati di questo genere di turismo, con una breve ricerca su internet potrete trovare il luogo perfetto per voi da visitare, persino vicino a casa vostra.

mercoledì 8 luglio 2020

Il mostro della laguna nera




Una bella fetta della sottocultura Gothic è legata all'immaginario del cinema, sopratutto horror, tra cui lo Psychobilly che ne va a pescare a piene mani per trarne ispirazione. Il Dracula di Bela Lugosi o Frankestein interpretato da Boris Karloff  (che impersonò anche La Mummia) sono diventati delle icone che hanno ispirato per decenni non solo la musica ma sia la cultura pop che quella alternativa. Tra i tanti titoli cinematografici d'epoca, in questo post mi dedicherò in particolare ad un famosissimo film degli anni '50: il mostro della laguna nera. Perché in pochi sanno che la sua nascita nasconde una storia che è stata celata al pubblico per decenni.
Molti danno per scontato che a creare la spettacolare creatura (chiamata Gill-man in inglese) del film fu Bud Westmore, responsabile del make-up Department della Universal. In realtà quest'uomo era solo un astuto promoter di se stesso ma dalle limitate capacità artistiche. Dietro alla creazione del Mostro della Laguna Nera in realtà c'era una donna: Milicent Patrick.

Nata ad El Paso in Texas, Mildred Elisabeth Fulvia di Rossi (questo era il suo vero nome), ha iniziato la lavorare per Walt Disney nel reparto femminile d'inchiostrazione per poi diventare una delle prime disegnatrici nel dipartimento di Animazione ed effetti.  Il mostro alato de "Una notte su Monte Calvo" è una sua creatura e prima di andarsene lavorò anche a Dumbo.
Dalla Disney passò all'Universal dove fu la prima donna in assoluto a lavorare nel Dipartimento di make-up ed effetti speciali apportando il suo contributo a parecchi film dell'epoca.
Nel 1953 Milicent crea il mostro acquatico che tutti conosciamo e per la promozione del film fu invitata a partecipare ad un tour di presentazione che all'inizio doveva chiamarsi " La bella che ha creato il mostro" ma che fu modificato in "La bella che vive con il mostro" perché Bud Westmore, geloso del fatto che la Milicent fosse molto più brava di lui, non voleva che il nome di lei fosse associato alla creazione della creatura del lago per potersi prendere tutti i meriti. Era talmente invidioso delle attenzioni che riceveva la Milicent per il suo lavoro che la fece licenziare in tronco appena tornata dal tour promozionale. Questo trattamento Westmore lo riservava a chiunque nel suo reparto diventasse troppo bravo o troppo famoso licenziandolo o rendendogli la vita lavorativa impossibile. Potete capire come possa essersi sentito un personaggio così meschino ad essere oscurato da una donna talentuosa, per di più molto bella. Il suo nome non compariva nemmeno nei titoli di coda nei film in cui aveva lavorato poiché Westmore fece in modo che non venisse mai citata, tant'è che per cinquant'anni nessuno ha saputo chi ci fosse veramente dietro alla creazione del mostro della laguna.


Milicent non lavorò più a Los Angeles come esperta di effetti speciali ma si dedicò a fare l'attrice in piccoli ruoli, avviando la sua carriera al tramonto.  Morirà il 24 febbraio del 1998 in un ospizio.
Il lavoro sul mostro della laguna nera le fu finalmente accreditato con le ricerche di Mallory O'Meara che scrisse nel 2019 un libro intitolato "The Lady from the Black Lagoon" dedicato proprio a lei e alla sua carriera.

mercoledì 1 luglio 2020

Biscotti Funebri



L'usanza di mangiare o di cucinare del cibo per i defunti risale alla notte dei tempi, si teorizza che con molta probabilità venisse già celebrata  nel Paleolitico. Si suppone che all'epoca mangiassero una parte del defunto per onorare e per tenere con sé la persona cara e per assorbirne i suoi pregi. Ancora oggi rituali di questo genere si possono trovare in Amazzonia in alcune tribù dove tutt'oggi si pratica ancora l'endocannibalismo.
Il cibo legato ai riti funebri non ci ha mai lasciato e nei secoli si è evoluto in celebrazioni sempre più complesse: per esempio nel Medioevo in Germania era usanza mangiare la "Corpse Cake". L'impasto di questa torta veniva fatto lievitare sul corpo del defunto poiché si pensava che questa assorbisse le sue qualità e che quest'ultime potessero essere trasmesse a chi ne avesse mangiato un pezzo.
Usanze di questo genere si possono ritrovare in varie zone dell'Europa: si mettevano vicino ai defunti pietanze o bevande (addirittura in Irlanda il tabacco da fiuto) con la convinzione che queste potessero assorbire le virtù del compianto.
Verso la fine del 18° secolo le tradizioni culinarie legate ai riti funebri si fanno più raffinate sia nella cultura Europea che in quella Americana. Si cominciano ad offrire a chi partecipa ai funerali e alle veglie tortine e biscotti, quest'ultimi chiamati "Funeral Biscuits" o in Americano "Funeral Cookies". In Inghilterra si presentano solitamente come un grosso biscotto morbido simile al pan di spagna dalla forma e dal gusto variabile ( a cialda o a forma allungata come il pane degli hot dog, o dalla forma che ricorda  un Savoiardo) alcune volte decorati con simboli religiosi. Si avvolgevano in carta semplice e venivano chiusi con un sigillo di ceralacca. I più facoltosi usavano carta con sopra simboli come ossa incrociate, teschi, clessidre, bare e la ceralacca che chiudeva il pacchetto era nera.


La gente che viveva nelle Colonie faceva i biscotti funebri in pastafrolla aromatizzata con melassa, cumino e zenzero dalla forma simile a quella dei biscotti moderni usando degli stampi in legno. Solitamente su i biscotti veniva impresso un segno come una croce, un teschio, un cuore o un cherubino.
In America i biscotti erano distribuiti fuori dalla chiesa da una giovane che ne consegnava uno per ogni partecipante mentre sul lato opposto un giovane offriva un bicchiere di alcolici o di vino. In molti Stati americani i biscotti (che avevano solitamente la forma di un piattino) venivano consumati insieme a del vino caldo.
In Inghilterra i biscotti funebri erano un punto fermo della tradizione luttuosa, quindi moltissime panetterie fornivano questo genere di prodotto facendosi anche una concorrenza spietata sopratutto con i tempi di consegna che dovevano essere i più brevi possibili poiché all'epoca non esistevano celle mortuarie e i cadaveri venivano tenuti in casa e quindi avevano l'urgenza di essere seppelliti il prima possibile, sopratutto d'estate.
Con l'evoluzione della stampa la carta per i biscotti divenne sempre più raffinata, con disegni e scritte elaborate che potevano citare poemi o salmi della Bibbia o frasi e dettagli che ricordavano la vita del defunto, sostituendo il biglietto di annuncio funebre e diventando una sorta di "santino" da conservare. Venivano spediti a parenti ed amici per informarli del lutto dentro a sacchettini al posto del classico biglietto funebre. Il pacchetto veniva decorato con bande nere, nastri dello stesso colore e ceralacca nera, i più elaborati avevano come sigillo i soliti simboli legati al lutto (teschi, cherubini, ossa incrociate, bare, clessidre, ecc.)
Al tempo della Prima Guerra Mondiale i biscotti funebri vedono il loro tramonto, dettato anche dal razionamento del cibo ed i riti vittoriani elaborati vengono sostituiti dagli antenati delle moderne pompe funebri.

Ricette per replicare i biscotti funebri ce ne sono tantissime poiché ogni Stato e regione ha la sua ricetta personale e variano tantissimo da un luogo all'altro. Una breve ricerca su i siti inglesi e vi si aprirà un mondo di ricette funebri. Tra le tante formule vi cito quella che viene usata più sovente nell'epoca moderna perché molte persone hanno ripreso la tradizione di cucinare i biscotti funebri per conservare le tradizioni del proprio paese:

1 cup butter (1 tazza di burro)
¾ cup sugar (3/4 di una tazza di zucchero)
½ cup molasses (mezza tazza di melassa)
1 egg (un uovo)
2½ cups flour (due tazze e mezzo di farina)
1 teaspoon baking soda (un cucchiaino da te di bicarbonato)
2 teaspoons ginger (due cucchiaini da te di zenzero)
1 tablespoon caraway seeds (opzionale) (un cucchiaio da tavola di cumino)


 In una ciotola mescolare il burro, lo zucchero, la melassa e l'uovo mentre in un'altra ciotola mescolare tutti gli ingredienti secchi. Poi unire il contenuto delle due ciotole e impastare. Ottenuto un impasto omogeneo tagliare i biscotti con uno stampo tondo. Infornare a 350 gradi per 10-12 minuti.











mercoledì 24 giugno 2020

La famiglia Addams: una storia diabolica.


"Questo libro celebra la gioia di sentirsi bene al proprio posto anche quando sembriamo inspiegabilmente diversi e mettiamo gli altri a disagio".

Amo molto leggere, ho questa passione fin da piccola trasmessa da mio padre ed iniziata con una vecchissima edizione di "Silver Chief" di Jack O'Brien. Da quel momento ho iniziato a leggere di tutto: dai romanzi ai racconti brevi.
L'unico libro che, ahimè, non sono mai riuscita a finire mi era stato regalato quand'ero bambina e di cui non ricordo il titolo: un polpettone spaventoso di 500 pagine la cui protagonista, una scialbetta, aveva come unico scopo nella vita di cercare un marito e farsi farcire il prima possibile. La lettura ideale per una bambina, così mi era stato detto.
Potete immaginare la mia noia: non un colpo di scena, non un cadavere, nessun elemento horror o almeno l'ombra di una creatura sovrannaturale o il mistero di qualcosa d'inspiegabile, perché già da piccola amavo questo genere di letture. Per il resto i libri me li sono sempre scelti io: ne ho divorati a pacchi, presi dalla biblioteca o comprati ovunque. Quindi nella mia biblioteca non poteva mancare un libro sulla mia famiglia preferita: gli Addams.
Il libro si presenta in formato A4, brossurato con 225 pagine patinate. Elegante, forse un pò troppo scarno di informazioni sul creatore degli Addams, ma con molti spunti interessanti su i suoi personaggi, e molte curiosità sulla nascita del telefilm e le vignette, la parte più importante. Purtroppo i libri più interessanti su di lui come le sue biografie non sono state tradotte in italiano, e io non conosco così bene l'inglese da potermi permettere una lettura del genere.

Ma chi era Charles Addams?


Charles "Chas" Samuel Addams nacque il 7 gennaio del 1912 a Westfield in New Jersey. Nonostante il cognome leggermente cambiato, era imparentato alla lontana con i presidenti degli Stati Uniti John Adams e con John Quincy Adams ed era cugino di primo grado con la riformatrice Jane Addams, un lignaggio di tutto rispetto per il figlio di un dirigente di una fabbrica di pianoforti. Veniva descritto come una persona "con un senso dell'umorismo completamente diverso da quello degli altri", la gente lo trovava inquietante, quasi diabolico. In realtà nella biografia a lui dedicata , scritta da Linda Davids (Chas Addams: a cartoonist life) viene descritto come "un uomo cortese e ben vestito, con i capelli argentei pettinati all'indietro e dai modi gentili, senza alcuna somiglianza a un demonio".
Incoraggiato dal padre a disegnare, Charles inizia a disegnare fumetti per la rivista scolastica della Westfield High School per poi frequentare l'università. Curiosità: all'università della Pennsylvania l'edificio dedicato alle Belle Arti prende il suo nome e di fronte all'edificio sono posizionate le statue con le sagome dei personaggi della famiglia Addams. Esiste anche un murales dedicato a loro nella biblioteca di Penn State.
Charles inizia a lavorare per la rivista True Detective per poi finalmente veder pubblicate le sue strisce su The New Yorker il 6 febbraio del 1932 con cui collaborerà per tutta la vita.
Charles si sposò ben tre volte nella sua vita e tutte tre le volte con donne che gli ricordavano proprio Morticia.
Nel 1942 conoscerà la sua prima moglie, Barbara Jean Day, presubimilmente la donna che ispirò la creazione di Morticia Addams. Ma il matrimonio finì dopo otto anni quando Charles, non sopportando i bambini piccoli, alla richiesta di Barbara di adottarne uno, rifiutò.
Nel 1954 sposa la sua seconda moglie, Barbara Barb, un avvocato praticante, anche lei con un aspetto "diabolico" come amava definirla Chas. Con lei controllò la gestione del telefilm della famiglia Addams e riuscì anche a convincerlo a cedergli i diritti della serie. Lo convinse anche a stipulare una polizza sulla vita da 100.000 dollari, qui Charles consultò un avvocato di nascosto il quale gli disse che l'ultima volta che aveva sentito una cosa del genere era la trama del film "Doppia Identità dove la protagonista tramava di uccidere il marito per i soldi". La coppia divorziò nel 1956.
Più tardi Charles sposò la sua terza e ultima moglie, Marilyn Matthews Miller, il matrimonio venne celebrato in un cimitero per animali e andarono a vivere in Pennsylvania in una villa ribattezzata "La Palude".
Purtroppo Charles ci ha lasciato nel 1988 all'età di 76 anni dopo essere stato colpito da un infarto mentre era nella sua auto in un parcheggio. Trasportato d'urgenza in ospedale morì in pronto soccorso. Il suo corpo venne cremato e le sue ceneri seppellite nel cimitero per animali dove si era sposato.
La signora Addams è tutt'ora ancora in vita.
Se conoscete bene l'inglese, vi consiglio di cercare e leggere la sua biografia completa (che in "La famiglia Addams: una storia diabolica" viene appena accennata), scritta da Linda Davis e che potete trovare qui  oppure The World of Charles Addams  sempre in lingua inglese.




mercoledì 17 giugno 2020

La storia si ripete all'infinito


Ma specialmente era questo allora il più miserevole
e lacrimevole strazio: chi si vedeva abbrancato
dal male, come se fosse già condannato a morte,
stava lì mesto nel cuore e scoraggiato nell'animo;
lasciava lì, tutto assorto nel funerale, la vita.
Dato che si propagava senza un istante di tregua
dagli uni agli altri il contagio dell'insaziabile male,
come se fosse fra pecore lanute o bestie cornute.
E questo moltiplicava, con la moria, la moria.
Quanti scansavan d'assistere i loro cari, ed amavano
troppo la vita, e temevano troppo la morte, costoro
lasciati lì, senza aiuto, poco di poi li abbatteva
e li puniva l'incuria di mala morte e schifosa.
Ma via contagio e strapazzi portavan chi li affrontava
mosso dal punto d'onore e dalla voce implorante
dei moribondi, dai gemiti ch'erano misti alla voce:
subivan dunque una morte di tale specie i migliori.
(De rerum natura, libro sesto, Lucrezio)

Rinchiusi in casa come novelli protagonisti del Decamerone, abbiamo avuto la sfortuna di provare sulla nostra candida pelle cosa significa una quarantena per pandemia. Non starò qui a disquisire se questa emergenza sanitaria sia stata gestita o meno nella maniera più ottimale, quanto questo Covid 19 sia stato pericoloso e quale tragedia abbia rappresentato in perdita di vite umane. L'uomo è un animale dalla memoria corta (ed i fatti recenti lo confermano): dobbiamo ricordarci che questa non è la prima pandemia che l'umanità affronta. 
Solitamente ci si ricorda, e di solito anche in maniera piuttosto superficiale, della peste del medioevo e della più recente febbre spagnola ma in realtà le prime epidemie gravi che portarono alla morte migliaia di persone furono molto più antiche.
La prima pandemia di cui abbiamo notizie è quella che colpì Atene attorno al 430 a.c. e si stima che uccise da un terzo a due terzi della popolazione in quel periodo. Lucrezio (autore del De rerum natura) la descrisse come "un morbo e flusso mortifero che sparse i campi di cadaveri, devastò le strade e vuotò la città di abitanti". Anche Tucidide ne parla nella sua "Guerra nel Peloponneso" descrivendola dettagliatamente. In realtà sappiamo che circolava già una pestilenza in altri luoghi ma mai così mortale come quella che colpì Atene.
Ancora oggi sono aperte le ipotesi per cosa si potesse trattare, molto probabilmente fu peste bubbonica ma i sintomi descritti dai due storici dell'epoca rimandano anche al vaiolo, al tifo e al morbillo. Non lo sapremo mai con certezza. La gente veniva seppellita in fosse comuni, le città si svuotavano e nei templi venivano ammassati i corpi mentre ovunque regnava il caos. La peste di Atene si ripresentò due volte: nel 429 a.c. e nell'inverno del 427/426 a.c. mettendo la città in ginocchio. Vi consiglio di leggere "Guerra nel Peloponneso" di Tucidide o il sesto libro "De rerum natura" di Lucrezio per saperne di più.

Nel 541/542 d.c. la peste allungò le sue dita adunche sull'Impero Bizantino, sopratutto sulla sua capitale: Costantinopoli. La "Peste (o il morbo) di Giustiniano" colpì il 40% della popolazione della capitale, facendo ammalare l'imperatore stesso. Giustiniano sopravvisse ma perse quattro milioni di persone in tutto il suo impero. Il ceppo della malattia è lo stesso della peste che più avanti colpirà l'Europa nel medioevo e fu devastante, lasciando persino Roma quasi completamente priva dei suoi abitanti. Non c'erano posti dove seppellire i cadaveri e la maggior parte di essi rimanevano per strada e gli ammalati venivano abbandonati. Crollò l'economia dell'Impero e la peste mise fine alla civiltà antica.
Procopio, storico bizantino dell'epoca, ne parla ampiamente nei suoi scritti. La Peste di Giustiniano permise agli Ostrogoti di invadere la penisola italica durante la Guerra Gotica (535-553 d.c.) e anche se fu vinta dai bizantini, per via della peste non riuscirono a riprendere il controllo di tutti i loro territori, proprio perché non era rimasto quasi nessuno vivo.


«Le campane non suonavano più e nessuno piangeva. L'unica cosa che si faceva era aspettare la morte, chi, ormai pazzo, guardando fisso nel vuoto, chi sgranando il rosario, altri abbandonandosi ai vizi peggiori. Molti dicevano: "È la fine del mondo!".»

La Peste Nera tornò in tutto il suo oscuro splendore nel 1346 in Europa, spandendo il suo regno di orrore in Italia nel 1348. I ratti, portatori delle pulci infette del Yersinia Pestis, infettarono e portarono alla morte un terzo della popolazione Europea, rendendola la pandemia più letale in assoluto. Boccaccio la descrive nel suo Decamerone mai chiamandola con il suo nome, quasi per paura di evocarla ma restituendocene un immagine molto accurata. 
La Peste Nera non colpì tutta l'Europa con la stessa violenza, alcune zone della Polonia, del Belgio e Praga furono risparmiate. Milano ebbe solo 15.000 morti su una popolazione di 100.000 persone, invece a Venezia morì il 60% dei cittadini mentre in altri luoghi dell'Europa la malattia non risparmiò nessuno. 
Proprio a causa della Peste Nera nacque l'idea di regolamentare i movimenti di merci e persone e di istituire la Quarantena, in modo da poter identificare e isolare i malati tentando di dare una tregua alla popolazione.
La peste tornò nel 1630 in Italia devastando il settentrione, il Ducato di Milano perse all'incirca un milione di persone mentre Alessandro Manzoni la rese famosa nel suo "I Promessi Sposi", dove descrive l'inizio della pandemia che si diffonderà poi fino al Granducato di Toscana. La malattia prese il sopravvento esattamente come le altre pandemie: guerre, siccità e altre devastazioni portarono le persone che vivevano in campagna a riversarsi nelle grandi città dove la sovrappopolazione, la scarsa igiene e la malnutrizione fecero in modo che la peste prese il sopravvento. Con un tasso di letalità del 60% e una durata dai tre ai nove mesi la peste nera si portò via venti milioni di persone.
Infermiere inglesi durante la febbre spagnola (foto ricolorata)


Tra il 1918 e il 1920 si diffuse in tutto il mondo la Febbre Spagnola o Grande Influenza, una pandemia insolitamente mortale che, a differenza delle altre malattie che colpiscono e uccidono prevalentemente anziani e persone già malate, colpì prevalentemente giovani e adulti sani provocando il decesso di 50 milioni di persone su una popolazione mondiale di circa due miliardi. A differenza della peste (causato da un batterio), l'influenza spagnola è un virus del ceppo H1N1 insolitamente aggressivo anche se al giorno d'oggi sappiamo che non era poi così virulento come si ipotizzava all'inizio. Più del virus sono state le circostanze a renderlo così pericoloso: la guerra, la malnutrizione, la scarsa igiene e gli ospedali sovraffollati contribuirono alla sua diffusione. Prese il nome di spagnola perché fu proprio la Spagna a diffonderne la notizia non essendo i suoi giornali sotto la censura di guerra mentre nei paesi belligeranti la rapida diffusione della malattia fu nascosta ed al massimo se ne parlò come di una epidemia circoscritta al paese iberico.
Dati specifici della malattia non ci sono, in quell'epoca la raccolta dati e informazioni sulla malattia sono incoerenti e di dubbia validità, al fronte molti malati morirono non solo per l'influenza ma si sospetta che come concausa della morte ci fosse un avvelenamento da aspirina che causa un'edema polmonare. Gli antibiotici non erano ancora stati inventati e le malattie polmonari come polmoniti e tubercolosi non venivano distinte dalla febbre spagnola. In Italia si stima che i morti furono 600.000 su quasi 40 milioni di abitanti, all'incirca il 1,5% della popolazione.
Non si hanno date certe nemmeno sulla fine della pandemia, che sembra essersi esaurito attorno al dicembre del 1920, si teorizza per le cure che i medici riuscirono ad attuare per curare la polmonite che sviluppavano i malati dopo aver contratto il virus, altri ipotesi è che il virus abbia mutato perdendo la letalità che aveva poiché gli ospiti dei ceppi patogeni più pericolosi tendono ad estinguersi.

Studiando la storia e i testi di chi all'epoca descriveva le pandemie nei suoi racconti ci rendiamo conto che la storia dell'umanità è sempre stata costellata da eventi catastrofici, guerre e malattie, in cui la miseria umana ha dato il meglio o il peggio di sè. Le tragedie umane hanno sempre ispirato poeti e scrittori, quindi  vi lascio un Link dove potete trovare romanzi, classici e non, di chiara ispirazione pandemica.





 

mercoledì 3 maggio 2017

Intervista a Kitsch Factory

Eccomi di nuovo a voi dopo i vari ponti e le varie festività, volevo anche annunciarvi che per problemi logistici, posterò un post ogni quindici giorni, mi manca il tempo in questo periodo di stare dietro a tutto.
Oggi voglio presentarvi un'affascinante fanciulla con un'attività, finalmente, un pò fuori dalle righe: il Kitsch Factory. Ma lasciamo che sia Daniela stessa a raccontarsi: 

"Kitsch Factory nasce nel 2010, dopo il classico periodo di ricerca di lavoro post-laurea...anche perchè con una pseudolaurea in scenografia è piuttosto difficile trovare lavoro! Diciamo che ho dovuto inventarmelo...
Kitsch Factory è il mio angolo di mondo, il mio laboratorio, un posto in cui dare libero sfogo alla mia creatività. Il mio lavoro consiste principalmente nel creare e riparare COSE, dalle collane alle LAMPADE (giuro.) Negli anni, l'attività di riparazione cose si è arricchita della presenza di mio padre, che io chiamo "l'uomo dei miracoli" perchè non esiste cosa che non riesca a riparare. È a lui che portano le cose strane da sistemare...e devo essere sincera, io non amo particolarmente riparare e sistemare...quindi "delego" parecchio questo campo a lui.
La parte creativa del lavoro, invece, spetta quasi completamente a me: lavoro anche su commissione, con materiali che vanno dalle pietre dure all'argento, all'acciaio, al rame, ai fili d'alluminio. Utilizzo anche paste modellabili, resina, fimo, worbla, legno, balsa, stoffe e tutto quello che può ispirarmi. In negozio ho veramente DI TUTTO, e tutto può essere usato per fare qualcosa di nuovo e bello! 
Negli anni ho creato di tutto: anelli, spille, orecchini, ciondoli, cinture, e quelle che io affettuosamente chiamo COFANE, ovvero tutto ciò che di estremamente appariscente si può mettere in testa!"
 Qual è la tua fonte d'ispirazione?
"Da dove prendo ispirazione...da OVUNQUE. Qualsiasi cosa è buona per un'idea. Mi guardo molto intorno, seguo Pinterest (è il male, ci passo le ore), seguo molti artigiani, italiani ed esteri, che fanno cose differenti, guardo la natura e le forme degli alberi, i colori degli animali, le armonie dei fiori, TUTTO. Tutto nella mia testa viene preso, incamerato e rielaborato, e prima o poi messo in pratica.
Negli anni ho creato svariate cose di cui sono stata parecchio orgogliosa: il mio lavoro è basato molto sulle commissioni e sulle personalizzazioni...la più recente è un ciondolo fatto in fimo e dipinto a mano, con delle anatre in volo. Mi è venuto davvero MOLTO bene!! La riparazione più strana invece è difficile da scegliere, ma penso che sia una lampada in bachelite degli anni 60, completamente SMONTATA, che mio padre ha ricostruito. Ancora devo capire come abbia fatto!"
Progetti futuri?

"Non ho fiere in programma in questo momento, ma sto creando il mio costume per la Zombiewalk di Bologna, sta venendo DAVVERO bene, ma non posso ancora anticipare nulla, voglio che sia una sorpresa! 
Il 27 Maggio svelerò tutto sulla mia pagina Facebook e su Instagram, comunque...non vedo l'ora!"

mercoledì 19 aprile 2017

Il gabinetto delle curiosità

Arredare casa non è mai stato così difficile, sopratutto se non disponiamo di grandi cifre e se non amiamo il design un pò trash che ci offrono le decorazioni di Halloween una volta all'anno. La mobilia del secolo scorso ha decisamente un prezzo alla portata di pochi, e ripiegare su i vari mercatini dell'usato non sempre si ottengono i risultati voluti. Peggio ancora se si abita con persone che non hanno i nostri raffinati gusti artistici. Oppure avere un'intera casa da arredare e non avere la più pallida idea di dove cominciare.
Avevo già parlato ampiamente di questo argomento in miei vari post (con consigli per il fai da te, idee per il riordino e quant'altro), oggi, invece, vorrei suggerirvi come allestire un piccolo Gabinetto delle curiosità così in voga nei secoli scorsi.
L'idea nasce in Germania nel Cinquecento con il nome di Wunderkammer ovvero Camera delle Meraviglie o, appunto, Gabinetto delle curiosità, praticamente una stanza dedicata al collezionismo di oggetti e reperti storici, naurali e non, da mostrare agli ospiti in visita. Era praticamente l'antenato dei musei come li conosciamo ora anche se all'epoca non esisteva un "catalogo" degli oggetti e non erano ordinati sistematicamente come, appunto, nei musei.
Queste camere delle meraviglie contenevano anche oggetti curiosi e fantasiosi, creati ad arte per stupire i propri ospiti come scheletri di sirene (la maggior parte delle volte scheletri di foche modificati per l'occasione), fate sotto formaldeide e ossa di qualche fantasioso rettile. Oppure nel macabro come feti malformati, crani deformi, animali con due teste, mummie per i più altolocati, e teste mummificate provenienti da regioni remote.
La collezione di oggetti particolari ha sempre affascinato l'uomo e il poter mostrare agli altri questi tesori preziosi, è sempre stato motivo di orgoglio per la propria famiglia visto che nelle famiglie più agiate, molti di questi oggetti venivano ereditati e tramandati da generazioni.
Se non siete tra i fortunatissimi ad aver ereditato una di questi gabinetti delle curiosità e non potete permettervi i crani saldati insieme di due gemelli siamesi, come fare?
Per fortuna al giorno d'oggi recuperare oggettistica da trasformare secondo i nostri gusti non è un problema. Se amate i teschi come me, in resina si trovano delle splendide riproduzioni anatomiche e non solo delle teste. Con un pò di pazienza su Ebay si possono comprare oggetti interessanti. Recuperare delle piccole bacheche e decorarle con ossa, piccoli teschi e tutto quello che vi può ispirare.
Oppure potete creare da zero una vostra collezione totalmente fantastica, per esempio qualcuno si è divertito a mettere in barattolo dei peluches oppure chi li crea da zero con paste polimeriche e altro.
Insomma potete sbizzarrirvi e creare anche solo un angolo con le vostre collezioni che più vi ispirano, vi lascio anche un link di Pinterest dove potrete trovare le bacheche degli iscritti che trattano questo argomento, sono sicura che troverete l'ispirazione giusta per le vostre creazioni. 

mercoledì 12 aprile 2017

Svegliatevi bambini!



Con il risveglio di Madre Natura, la terra torna a vivere vestendosi con i tenui colori della primavera, come un timido Pastel Goth. Ed è un fiorire di primule, freschi boccioli, ciliegi che macchiano di rosa le distese di verde dei prati facendo venir voglia di sistemare i nostri balconi per la bella stagione che sta arrivando.
A parte la sottoscritta. Io no, ho il pollice viola con le piante. Mi dimentico di dar loro da bere, di sistemarle per l'inverno, di prendermi cura di loro. L'unica cosa che resiste a casa mia è un vaso con delle piante grasse che ho da vent'anni e che sono miracolosamente scampate alle mie mani. Vivono felici nel mio bagno mentre i miei balconi e il mio terrazzo sembrano ospitare la Morte in vaso. La decadenza alberga tra i miei balconi.
Ma chi di voi invece ha la passione ed è portato per il pollice verde, ci sono moltissime varietà di piante che si possono coltivare in balcone o, per chi è più fortunato, in giardino.
Ci sono tantissime varietà di piante e fiori che possono fare al caso nostro e molte di loro possono essere coltivate anche in vasi: rose nere e rosso scuro, tulipani viola come la Queen of the night, il digitale, oppure dedicarsi all'assenzio, alle piante aromatiche (come per esempio il basilico nero). Ma oltre alle piante, cosa mettere nei nostri giardini o balconi.
Chi ha la possibilità di farlo, consiglio sempre di sistemare una bella panchina in ferro battuto in un angolo del proprio giardino dove potersi sedere e godere della vista delle proprie piante. Un angolo meditativo dove leggere in pace o per scrivere i propri pensieri. Per chi non ha grandi possibilità, può sempre sistemare un angolo del proprio balcone e decorarlo con tende per proteggersi dal sole e da sguardi indiscreti.
Ci sono anche tantissimi siti che vendono per gli appassionati decori per esterni che fanno al caso nostro come Designtoscano  nome italiano per una ditta americana che vende Gargoyle, statue e quant'altro per decorare giardini e balconi. Dallo zombie che esce dalla terra ai draghi da appendere ai muri, avete una vasta scelta di oggetti per arredare l'esterno della vostra abitazione. Ha anche un rivenditore europeo, Garden site dove potrete trovare gli stessi oggetti insieme ad altre decorazioni.
Se vi piacciono le cose classiche, per esempio, ci sono tantissimi ecogarden che
vendono statuaria. Perchè non sistemare nel proprio giardino una statua di Diana cacciatrice? Molti Goth pagani sono sicuro che apprezzeranno.
Altre idee per il decoro possono essere fatte da soli, alcune idee come le luci da esterno e le decorazioni stagionali, possono essere fatte con pochi accorgimenti.  Pinterest è una fonte infinita di idee e progetti, date un'occhiata e fatevi ispirare.
Create il vostro angolo di pace e decadentismo in questo mondo votato all'orrore del cemento e dei pensieri inutili.




mercoledì 5 aprile 2017

Nerd Gotici

Rieccomi a voi dopo mesi di blocco forzato. D'ora in poi L'Ossario riavrà i suoi post settimanali senza altri intralci, naturalmente, non sono stata ferma in questo periodo e ho continuato a lavorare per voi.
Visto le ultime attività che mi hanno coinvolto personalmente (e di cui ve ne parlerò più avanti), sono praticamente tornata piccola con uno dei miei primi amori: il gioco di ruolo.
Ma partiamo dal principio: quando è nato il gioco di ruolo e che cos'è? Gli esperti dell'argomento fanno risalire le sue origini al sedicesimo secolo in Europa con un antenato dei giochi di ruolo dal vivo, mentre per i Wargames il loro padre sembra essere stato Johann Christian Ludwig Hellwig che usava un tabellone su un tavolo per insegnare le strategie di guerra ai suoi allievi.
Ma il vero padre ufficiale di tutti i giochi di ruolo è Dungeons & Dragons la cui prima edizione uscì negli anni 70 e non ebbe subito il successo sperato, ma quando nel 1977 uscì D&D Basic Set (quello che tutti gli amanti del genere conoscono come "scatola rossa") il gioco di ruolo come lo conosciamo noi, ebbe il successo meritato.
Dungeons & Dragons, in tutti questi anni, ha avuto tantissimi figli ed alcuni di loro hanno una connotazione Goth affine a noi anime oscure. Tra tutti, il più famoso, è sicuramente Vampire: the Masquerade che introduce i giocatori ad una nuova tipologia di gioco: quelli dal vivo.
Ma giocare dal vivo costa impegno e fatica: non sempre è facile trovare un buon Master, altri giocatori in grado di ruolare efficacemente e, sopratutto, un luogo abbastanza grande  per poterlo fare. Ovviamente Vampire può anche essere giocato attorno ad un tavolo come tutti gli altri giochi di ruolo, ma il live rimane un fascino che ammalia molti.
La bellezza dei tempi moderni per quanto riguarda il gioco di ruolo, è che ora abbiamo un'ampissima scelta su cosa giocare. Se amate le atmosfere cupe, gotiche, vittoriane oppure horror, sicuramente c'è un gioco che fa per voi. Dal Il richiamo di Cthulhu ispirato ai racconti di Lovercraft ambientato in una versione fantastica del nostro mondo negli anni venti dove potrete interpretare un personaggio comune come uno studioso o un investigatore (per citarne due a caso) e dedicarvi a risolvere un mistero che vi porterà gradualmente tra le atmosfere tipiche dei racconti di Lovercraft.
Un altro gioco a tema horror ma tutto italiano è Sine Requie dove vi ritroverete catapultati nel 1944 durante la guerra dove i morti sono tornati dalle tombe, sprofondando il mondo in una realtà claustrofobica e spaventosa. Il sistema di gioco di Sine Requie fa anche uso dei tarocchi e fa molto sull'interpretazione dei giocatori.
Sappiate che di giochi di ruolo ne sono usciti a centinaia in questi anni tra cui anche l'ottimo Brass Age d'ispirazione Steampunk- vittoriana e le atmosfere dei romanzi di Conan Doyle, Julies Verne e Salgari, oppure Malifaux che introduce anche l'uso delle miniature insieme al gioco di ruolo (di cui è appena uscita la seconda versione).
Vi ho citato solo tre dei giochi di ruolo che potrete trovare nell'infinito mare dei role player, solo a livello indie senza voler pescare nel mainstream, troverete centinaia di giochi ed ambientazioni, molti di questi sono anche pdf da poter scaricare gratuitamente con regole, ambientazioni e avventure. Insomma se volete avventurarvi nel magico mondo dei figli di D&D avrete l'imbarazzo della scelta.

mercoledì 23 novembre 2016

Un nuovo volto parte 2


Continuiamo il nostro viaggio tra le novità del momento e oggi parliamo di rossetti. A parte i bellissimi prodotti di Jeffrey Stars, Kat von Dee e altre meraviglie americane, splendidi ma di difficile reperibilità qui in Italia, rivolgiamoci al mercato europeo.
Se siete appassionate come me di tinte per le labbra, potete optare per la linea della Nyx, facile da reperire anche in Italia,  dove troverete dalle tinte classiche a quelle che interessano a noi. Se preferite i rossi, anche la Kiko ha fatto uscire da poco la sua nuova linea di tinte per labbra, nonostante la linea dei colori sia molto classica, ci sono dei rossi interessanti. L'unica pecca che hanno è che i colori più scuri sono dismonogenei e sono difficili da togliere.
 
Comunque anche le firme piu' rinomate ormai hanno nelle loro collezioni i colori più parricolari: dalla Kiko con il suo rossetto nero (c'è anche grigio) alla nuova collezione matt di Dior, potete ormai sbizzarrirvi nel cercare il colore che piu' vi si addice al vostro pallido look.
Parlando di prodotti ad un prezzo popolare, sia la Freedom che la Revolution hanno creato delle collezioni di rossetti dedicate alle sfumature più Dark: come la Collection Vamp , cinque rossetti dalle tonalita' scure, per soddisfare anche le fanciulle più esigenti.
Come prodotti sono rossetti in crema, per farli durare un pò di più di un rossetto normale, conviene fissarli sia con una buona base che con della cipria fissante. I colori sono molto belli: dal Pure Vamp (Un bel rosso scuro a tono freddo metallizzato), Dusk till Dawn (rosa antico scuro dai riflessi fucsia), Dark Paradise (Viola scuro metallizzato), Vamp Noir (che, a dispetto del nome, e' un rosso mattone scuro) e l'Intense Noir (che sembra nero ma in realta e' un viola scurissimo). Di  queta serie esiste anche una versione Matt con tre colori della Revolution.
Se preferite i rossetti liquidi esiste anche una versione con tre tonalita' della serie Vamp della #ProArtist con Shock (viola scurissimo, come l'Intense Noir), Villain (rosa antico scuro) e Vamp (un rosso su i toni fucsia).

Ma se siete come me e vi stufare in fretta, o volete cambiare sovente e volentieri e quindi un solo rossetto non vi basta, vi consiglio di prendere una palette per le labbra. Con tantissime sfumature a disposizione, potete sbizzarrirvi a cambiare colore tutti i giorni e a inventarvi nuovi colori. L'unica cosa che vi serve sono dei pennelli da labbra e un po' di abilita'. Tra tutte le palette che ho provato, vi consiglio la Pro Lipstick Palette della #ProArtist: ventiquattro colori a disposizione tra cui otto matt. Ci sono tre versioni di questa palette: la nude, Red e la Noir, ovviamente vi consiglio la seconda.
Tra i colori che troverete tra loro anche i viola piu' scuri, il verde e il nero. Perfetta per chi vuole inventarsi un look nuovo tutti i giorni. E se non siete soddisfatte del vostro aspetto, non esitate a sperimentare, solo così potrete capire cosa vi piace e cosa vi fa sentire meglio e a vostro agio e come sempre, non esitate a contattarmi per togliervi dubbi e richiedere consigli.

lunedì 14 novembre 2016

Un nuovo volto parte 1



E dopo mesi di silenzio, rieccomi da voi. Purtroppo il mio portatile mi ha lasciato improvvisamente e io mi sono ritrovata sprovvista di un supporto decente per poter scrivere il mio blog.
La pagina di Facebook non l'ho mai abbandonata come avrete potuto vedere, ma scrivere i miei post mi era impossibile: la app di Blogger e' un disastro per i telefonini poiche' non permette di inserire immagini e link e per me e' estremamente scomoda. Se non posso inserire gli indirizzi internet il mio blog perde meta' della sua utilita'.
Il 2016 e' un anno di stravolgimenti anche pesanti e io non ne sono scampata. Per fortuna gli accadimenti che mi hanno travolto non sono stati tutti negativi, anzi. 
Ma della mia vita privata non credo che a voi cari interessi, quindi vi parlero' di argomenti molto piu' interessanti. Purtroppo ho anche saltato il post della mia festa preferita, Halloween, quindi ora vedro' di rimediare.
Nella mia solita ricerca incessante di make up che mi permetta di sfoggiare un look degno della mia anima oscura, ho trovato tantissimi prodotti degni di nota. Per illustrarveli tutti ho deciso di dedicarne ben due post in modo da non farne uno troppo lungo e quindi rischiando di annoiarvi.
In queste settimane ho dato un'occhiata al sito che la Make up Revolution ha creato tempo fa  per presentare una linea nuova di prodotti: la Freedoom Sfx. Il sito si chiama Tambeauty e oltre a vendere prodotti della Revolution, tinte per capelli e tanto altro, se digitate  Halloween non avrete che l'imbarazzo della scelta. 
Grazie al mio meraviglioso marito che ha voluto regalarmi tutto quello che mi piaceva, ho potuto provare la maggior parte dei loro prodotti.
Iniziamo dalle basi: per un candore lunare che vi trasformera' nella piu' sofisticata creatura della notte, vi consiglio assolutamente la Ghost Stories non solo per il nome, ma perche vi permettera' di crearvi un impeccabile face counturing in bianco e nero. La palette contiene sei colori in crema e due in polvere con cui potrete ottenere svariate tonalita' di grigio. Tra i colori in crema troverete anche due illuminanti, uno su i toni dell'argento e uno dell'oro che vi faranno brillare di luce propria sotto i faretti del vostro club preferito.

Ovviamente per fissare il tutto ci vuole una cipria e ci serve bianca,se vogliamo evtare che il nostro amato make up si sciolga dopo poche ore. Quindi perche' non scegliere la Ghost Powder. Perfetta da stendere sia con le spugnette che con i pennelli.
Per gli eyeshadow la Revolution offre qualunque colore possibile, scegliere tra The Dead Are Alive e Give Them Darkness puo' rivelarsi un'impresa ardua, ma se per voi le palette hanno troppi colori e sapete gia' che non li utilizzerete tutti, potete optare per uno dei kit che offre la Revolution. Ne ha fatti due per Halloween: Look Vamp Noir e Look Black Swan ancora disponibili sul loro sito. Io ho comprato il primo, il kit contiene una palette con quattro ombretti, un
rossetto rosso, un lucidalabbra rosso, un eyeliner in gel rosso (meraviglioso) e dei glitter rossi ottimi sia da usare sulle palpebre che sul rossetto.
Il kit Black Swan e' tutto incentrato su i toni del nero e del bianco , infatti contiener un cerone bianco, un eyeliner gel nero, uno eyeliner bianco, una palette di quattro ombretti e un lucidalabbra nero.
La scelta dipende da voi, da come preferite truccarvi e quali sono i colori che usate di piu'.