mercoledì 1 luglio 2020

Biscotti Funebri



L'usanza di mangiare o di cucinare del cibo per i defunti risale alla notte dei tempi, si teorizza che con molta probabilità venisse già celebrata  nel Paleolitico. Si suppone che all'epoca mangiassero una parte del defunto per onorare e per tenere con sé la persona cara e per assorbirne i suoi pregi. Ancora oggi rituali di questo genere si possono trovare in Amazzonia in alcune tribù dove tutt'oggi si pratica ancora l'endocannibalismo.
Il cibo legato ai riti funebri non ci ha mai lasciato e nei secoli si è evoluto in celebrazioni sempre più complesse: per esempio nel Medioevo in Germania era usanza mangiare la "Corpse Cake". L'impasto di questa torta veniva fatto lievitare sul corpo del defunto poiché si pensava che questa assorbisse le sue qualità e che quest'ultime potessero essere trasmesse a chi ne avesse mangiato un pezzo.
Usanze di questo genere si possono ritrovare in varie zone dell'Europa: si mettevano vicino ai defunti pietanze o bevande (addirittura in Irlanda il tabacco da fiuto) con la convinzione che queste potessero assorbire le virtù del compianto.
Verso la fine del 18° secolo le tradizioni culinarie legate ai riti funebri si fanno più raffinate sia nella cultura Europea che in quella Americana. Si cominciano ad offrire a chi partecipa ai funerali e alle veglie tortine e biscotti, quest'ultimi chiamati "Funeral Biscuits" o in Americano "Funeral Cookies". In Inghilterra si presentano solitamente come un grosso biscotto morbido simile al pan di spagna dalla forma e dal gusto variabile ( a cialda o a forma allungata come il pane degli hot dog, o dalla forma che ricorda  un Savoiardo) alcune volte decorati con simboli religiosi. Si avvolgevano in carta semplice e venivano chiusi con un sigillo di ceralacca. I più facoltosi usavano carta con sopra simboli come ossa incrociate, teschi, clessidre, bare e la ceralacca che chiudeva il pacchetto era nera.


La gente che viveva nelle Colonie faceva i biscotti funebri in pastafrolla aromatizzata con melassa, cumino e zenzero dalla forma simile a quella dei biscotti moderni usando degli stampi in legno. Solitamente su i biscotti veniva impresso un segno come una croce, un teschio, un cuore o un cherubino.
In America i biscotti erano distribuiti fuori dalla chiesa da una giovane che ne consegnava uno per ogni partecipante mentre sul lato opposto un giovane offriva un bicchiere di alcolici o di vino. In molti Stati americani i biscotti (che avevano solitamente la forma di un piattino) venivano consumati insieme a del vino caldo.
In Inghilterra i biscotti funebri erano un punto fermo della tradizione luttuosa, quindi moltissime panetterie fornivano questo genere di prodotto facendosi anche una concorrenza spietata sopratutto con i tempi di consegna che dovevano essere i più brevi possibili poiché all'epoca non esistevano celle mortuarie e i cadaveri venivano tenuti in casa e quindi avevano l'urgenza di essere seppelliti il prima possibile, sopratutto d'estate.
Con l'evoluzione della stampa la carta per i biscotti divenne sempre più raffinata, con disegni e scritte elaborate che potevano citare poemi o salmi della Bibbia o frasi e dettagli che ricordavano la vita del defunto, sostituendo il biglietto di annuncio funebre e diventando una sorta di "santino" da conservare. Venivano spediti a parenti ed amici per informarli del lutto dentro a sacchettini al posto del classico biglietto funebre. Il pacchetto veniva decorato con bande nere, nastri dello stesso colore e ceralacca nera, i più elaborati avevano come sigillo i soliti simboli legati al lutto (teschi, cherubini, ossa incrociate, bare, clessidre, ecc.)
Al tempo della Prima Guerra Mondiale i biscotti funebri vedono il loro tramonto, dettato anche dal razionamento del cibo ed i riti vittoriani elaborati vengono sostituiti dagli antenati delle moderne pompe funebri.

Ricette per replicare i biscotti funebri ce ne sono tantissime poiché ogni Stato e regione ha la sua ricetta personale e variano tantissimo da un luogo all'altro. Una breve ricerca su i siti inglesi e vi si aprirà un mondo di ricette funebri. Tra le tante formule vi cito quella che viene usata più sovente nell'epoca moderna perché molte persone hanno ripreso la tradizione di cucinare i biscotti funebri per conservare le tradizioni del proprio paese:

1 cup butter (1 tazza di burro)
¾ cup sugar (3/4 di una tazza di zucchero)
½ cup molasses (mezza tazza di melassa)
1 egg (un uovo)
2½ cups flour (due tazze e mezzo di farina)
1 teaspoon baking soda (un cucchiaino da te di bicarbonato)
2 teaspoons ginger (due cucchiaini da te di zenzero)
1 tablespoon caraway seeds (opzionale) (un cucchiaio da tavola di cumino)


 In una ciotola mescolare il burro, lo zucchero, la melassa e l'uovo mentre in un'altra ciotola mescolare tutti gli ingredienti secchi. Poi unire il contenuto delle due ciotole e impastare. Ottenuto un impasto omogeneo tagliare i biscotti con uno stampo tondo. Infornare a 350 gradi per 10-12 minuti.











mercoledì 24 giugno 2020

La famiglia Addams: una storia diabolica.


"Questo libro celebra la gioia di sentirsi bene al proprio posto anche quando sembriamo inspiegabilmente diversi e mettiamo gli altri a disagio".

Amo molto leggere, ho questa passione fin da piccola trasmessa da mio padre ed iniziata con una vecchissima edizione di "Silver Chief" di Jack O'Brien. Da quel momento ho iniziato a leggere di tutto: dai romanzi ai racconti brevi.
L'unico libro che, ahimè, non sono mai riuscita a finire mi era stato regalato quand'ero bambina e di cui non ricordo il titolo: un polpettone spaventoso di 500 pagine la cui protagonista, una scialbetta, aveva come unico scopo nella vita di cercare un marito e farsi farcire il prima possibile. La lettura ideale per una bambina, così mi era stato detto.
Potete immaginare la mia noia: non un colpo di scena, non un cadavere, nessun elemento horror o almeno l'ombra di una creatura sovrannaturale o il mistero di qualcosa d'inspiegabile, perché già da piccola amavo questo genere di letture. Per il resto i libri me li sono sempre scelti io: ne ho divorati a pacchi, presi dalla biblioteca o comprati ovunque. Quindi nella mia biblioteca non poteva mancare un libro sulla mia famiglia preferita: gli Addams.
Il libro si presenta in formato A4, brossurato con 225 pagine patinate. Elegante, forse un pò troppo scarno di informazioni sul creatore degli Addams, ma con molti spunti interessanti su i suoi personaggi, e molte curiosità sulla nascita del telefilm e le vignette, la parte più importante. Purtroppo i libri più interessanti su di lui come le sue biografie non sono state tradotte in italiano, e io non conosco così bene l'inglese da potermi permettere una lettura del genere.

Ma chi era Charles Addams?


Charles "Chas" Samuel Addams nacque il 7 gennaio del 1912 a Westfield in New Jersey. Nonostante il cognome leggermente cambiato, era imparentato alla lontana con i presidenti degli Stati Uniti John Adams e con John Quincy Adams ed era cugino di primo grado con la riformatrice Jane Addams, un lignaggio di tutto rispetto per il figlio di un dirigente di una fabbrica di pianoforti. Veniva descritto come una persona "con un senso dell'umorismo completamente diverso da quello degli altri", la gente lo trovava inquietante, quasi diabolico. In realtà nella biografia a lui dedicata , scritta da Linda Davids (Chas Addams: a cartoonist life) viene descritto come "un uomo cortese e ben vestito, con i capelli argentei pettinati all'indietro e dai modi gentili, senza alcuna somiglianza a un demonio".
Incoraggiato dal padre a disegnare, Charles inizia a disegnare fumetti per la rivista scolastica della Westfield High School per poi frequentare l'università. Curiosità: all'università della Pennsylvania l'edificio dedicato alle Belle Arti prende il suo nome e di fronte all'edificio sono posizionate le statue con le sagome dei personaggi della famiglia Addams. Esiste anche un murales dedicato a loro nella biblioteca di Penn State.
Charles inizia a lavorare per la rivista True Detective per poi finalmente veder pubblicate le sue strisce su The New Yorker il 6 febbraio del 1932 con cui collaborerà per tutta la vita.
Charles si sposò ben tre volte nella sua vita e tutte tre le volte con donne che gli ricordavano proprio Morticia.
Nel 1942 conoscerà la sua prima moglie, Barbara Jean Day, presubimilmente la donna che ispirò la creazione di Morticia Addams. Ma il matrimonio finì dopo otto anni quando Charles, non sopportando i bambini piccoli, alla richiesta di Barbara di adottarne uno, rifiutò.
Nel 1954 sposa la sua seconda moglie, Barbara Barb, un avvocato praticante, anche lei con un aspetto "diabolico" come amava definirla Chas. Con lei controllò la gestione del telefilm della famiglia Addams e riuscì anche a convincerlo a cedergli i diritti della serie. Lo convinse anche a stipulare una polizza sulla vita da 100.000 dollari, qui Charles consultò un avvocato di nascosto il quale gli disse che l'ultima volta che aveva sentito una cosa del genere era la trama del film "Doppia Identità dove la protagonista tramava di uccidere il marito per i soldi". La coppia divorziò nel 1956.
Più tardi Charles sposò la sua terza e ultima moglie, Marilyn Matthews Miller, il matrimonio venne celebrato in un cimitero per animali e andarono a vivere in Pennsylvania in una villa ribattezzata "La Palude".
Purtroppo Charles ci ha lasciato nel 1988 all'età di 76 anni dopo essere stato colpito da un infarto mentre era nella sua auto in un parcheggio. Trasportato d'urgenza in ospedale morì in pronto soccorso. Il suo corpo venne cremato e le sue ceneri seppellite nel cimitero per animali dove si era sposato.
La signora Addams è tutt'ora ancora in vita.
Se conoscete bene l'inglese, vi consiglio di cercare e leggere la sua biografia completa (che in "La famiglia Addams: una storia diabolica" viene appena accennata), scritta da Linda Davis e che potete trovare qui  oppure The World of Charles Addams  sempre in lingua inglese.




mercoledì 17 giugno 2020

La storia si ripete all'infinito


Ma specialmente era questo allora il più miserevole
e lacrimevole strazio: chi si vedeva abbrancato
dal male, come se fosse già condannato a morte,
stava lì mesto nel cuore e scoraggiato nell'animo;
lasciava lì, tutto assorto nel funerale, la vita.
Dato che si propagava senza un istante di tregua
dagli uni agli altri il contagio dell'insaziabile male,
come se fosse fra pecore lanute o bestie cornute.
E questo moltiplicava, con la moria, la moria.
Quanti scansavan d'assistere i loro cari, ed amavano
troppo la vita, e temevano troppo la morte, costoro
lasciati lì, senza aiuto, poco di poi li abbatteva
e li puniva l'incuria di mala morte e schifosa.
Ma via contagio e strapazzi portavan chi li affrontava
mosso dal punto d'onore e dalla voce implorante
dei moribondi, dai gemiti ch'erano misti alla voce:
subivan dunque una morte di tale specie i migliori.
(De rerum natura, libro sesto, Lucrezio)

Rinchiusi in casa come novelli protagonisti del Decamerone, abbiamo avuto la sfortuna di provare sulla nostra candida pelle cosa significa una quarantena per pandemia. Non starò qui a disquisire se questa emergenza sanitaria sia stata gestita o meno nella maniera più ottimale, quanto questo Covid 19 sia stato pericoloso e quale tragedia abbia rappresentato in perdita di vite umane. L'uomo è un animale dalla memoria corta (ed i fatti recenti lo confermano): dobbiamo ricordarci che questa non è la prima pandemia che l'umanità affronta. 
Solitamente ci si ricorda, e di solito anche in maniera piuttosto superficiale, della peste del medioevo e della più recente febbre spagnola ma in realtà le prime epidemie gravi che portarono alla morte migliaia di persone furono molto più antiche.
La prima pandemia di cui abbiamo notizie è quella che colpì Atene attorno al 430 a.c. e si stima che uccise da un terzo a due terzi della popolazione in quel periodo. Lucrezio (autore del De rerum natura) la descrisse come "un morbo e flusso mortifero che sparse i campi di cadaveri, devastò le strade e vuotò la città di abitanti". Anche Tucidide ne parla nella sua "Guerra nel Peloponneso" descrivendola dettagliatamente. In realtà sappiamo che circolava già una pestilenza in altri luoghi ma mai così mortale come quella che colpì Atene.
Ancora oggi sono aperte le ipotesi per cosa si potesse trattare, molto probabilmente fu peste bubbonica ma i sintomi descritti dai due storici dell'epoca rimandano anche al vaiolo, al tifo e al morbillo. Non lo sapremo mai con certezza. La gente veniva seppellita in fosse comuni, le città si svuotavano e nei templi venivano ammassati i corpi mentre ovunque regnava il caos. La peste di Atene si ripresentò due volte: nel 429 a.c. e nell'inverno del 427/426 a.c. mettendo la città in ginocchio. Vi consiglio di leggere "Guerra nel Peloponneso" di Tucidide o il sesto libro "De rerum natura" di Lucrezio per saperne di più.

Nel 541/542 d.c. la peste allungò le sue dita adunche sull'Impero Bizantino, sopratutto sulla sua capitale: Costantinopoli. La "Peste (o il morbo) di Giustiniano" colpì il 40% della popolazione della capitale, facendo ammalare l'imperatore stesso. Giustiniano sopravvisse ma perse quattro milioni di persone in tutto il suo impero. Il ceppo della malattia è lo stesso della peste che più avanti colpirà l'Europa nel medioevo e fu devastante, lasciando persino Roma quasi completamente priva dei suoi abitanti. Non c'erano posti dove seppellire i cadaveri e la maggior parte di essi rimanevano per strada e gli ammalati venivano abbandonati. Crollò l'economia dell'Impero e la peste mise fine alla civiltà antica.
Procopio, storico bizantino dell'epoca, ne parla ampiamente nei suoi scritti. La Peste di Giustiniano permise agli Ostrogoti di invadere la penisola italica durante la Guerra Gotica (535-553 d.c.) e anche se fu vinta dai bizantini, per via della peste non riuscirono a riprendere il controllo di tutti i loro territori, proprio perché non era rimasto quasi nessuno vivo.


«Le campane non suonavano più e nessuno piangeva. L'unica cosa che si faceva era aspettare la morte, chi, ormai pazzo, guardando fisso nel vuoto, chi sgranando il rosario, altri abbandonandosi ai vizi peggiori. Molti dicevano: "È la fine del mondo!".»

La Peste Nera tornò in tutto il suo oscuro splendore nel 1346 in Europa, spandendo il suo regno di orrore in Italia nel 1348. I ratti, portatori delle pulci infette del Yersinia Pestis, infettarono e portarono alla morte un terzo della popolazione Europea, rendendola la pandemia più letale in assoluto. Boccaccio la descrive nel suo Decamerone mai chiamandola con il suo nome, quasi per paura di evocarla ma restituendocene un immagine molto accurata. 
La Peste Nera non colpì tutta l'Europa con la stessa violenza, alcune zone della Polonia, del Belgio e Praga furono risparmiate. Milano ebbe solo 15.000 morti su una popolazione di 100.000 persone, invece a Venezia morì il 60% dei cittadini mentre in altri luoghi dell'Europa la malattia non risparmiò nessuno. 
Proprio a causa della Peste Nera nacque l'idea di regolamentare i movimenti di merci e persone e di istituire la Quarantena, in modo da poter identificare e isolare i malati tentando di dare una tregua alla popolazione.
La peste tornò nel 1630 in Italia devastando il settentrione, il Ducato di Milano perse all'incirca un milione di persone mentre Alessandro Manzoni la rese famosa nel suo "I Promessi Sposi", dove descrive l'inizio della pandemia che si diffonderà poi fino al Granducato di Toscana. La malattia prese il sopravvento esattamente come le altre pandemie: guerre, siccità e altre devastazioni portarono le persone che vivevano in campagna a riversarsi nelle grandi città dove la sovrappopolazione, la scarsa igiene e la malnutrizione fecero in modo che la peste prese il sopravvento. Con un tasso di letalità del 60% e una durata dai tre ai nove mesi la peste nera si portò via venti milioni di persone.
Infermiere inglesi durante la febbre spagnola (foto ricolorata)


Tra il 1918 e il 1920 si diffuse in tutto il mondo la Febbre Spagnola o Grande Influenza, una pandemia insolitamente mortale che, a differenza delle altre malattie che colpiscono e uccidono prevalentemente anziani e persone già malate, colpì prevalentemente giovani e adulti sani provocando il decesso di 50 milioni di persone su una popolazione mondiale di circa due miliardi. A differenza della peste (causato da un batterio), l'influenza spagnola è un virus del ceppo H1N1 insolitamente aggressivo anche se al giorno d'oggi sappiamo che non era poi così virulento come si ipotizzava all'inizio. Più del virus sono state le circostanze a renderlo così pericoloso: la guerra, la malnutrizione, la scarsa igiene e gli ospedali sovraffollati contribuirono alla sua diffusione. Prese il nome di spagnola perché fu proprio la Spagna a diffonderne la notizia non essendo i suoi giornali sotto la censura di guerra mentre nei paesi belligeranti la rapida diffusione della malattia fu nascosta ed al massimo se ne parlò come di una epidemia circoscritta al paese iberico.
Dati specifici della malattia non ci sono, in quell'epoca la raccolta dati e informazioni sulla malattia sono incoerenti e di dubbia validità, al fronte molti malati morirono non solo per l'influenza ma si sospetta che come concausa della morte ci fosse un avvelenamento da aspirina che causa un'edema polmonare. Gli antibiotici non erano ancora stati inventati e le malattie polmonari come polmoniti e tubercolosi non venivano distinte dalla febbre spagnola. In Italia si stima che i morti furono 600.000 su quasi 40 milioni di abitanti, all'incirca il 1,5% della popolazione.
Non si hanno date certe nemmeno sulla fine della pandemia, che sembra essersi esaurito attorno al dicembre del 1920, si teorizza per le cure che i medici riuscirono ad attuare per curare la polmonite che sviluppavano i malati dopo aver contratto il virus, altri ipotesi è che il virus abbia mutato perdendo la letalità che aveva poiché gli ospiti dei ceppi patogeni più pericolosi tendono ad estinguersi.

Studiando la storia e i testi di chi all'epoca descriveva le pandemie nei suoi racconti ci rendiamo conto che la storia dell'umanità è sempre stata costellata da eventi catastrofici, guerre e malattie, in cui la miseria umana ha dato il meglio o il peggio di sè. Le tragedie umane hanno sempre ispirato poeti e scrittori, quindi  vi lascio un Link dove potete trovare romanzi, classici e non, di chiara ispirazione pandemica.





 

mercoledì 3 maggio 2017

Intervista a Kitsch Factory

Eccomi di nuovo a voi dopo i vari ponti e le varie festività, volevo anche annunciarvi che per problemi logistici, posterò un post ogni quindici giorni, mi manca il tempo in questo periodo di stare dietro a tutto.
Oggi voglio presentarvi un'affascinante fanciulla con un'attività, finalmente, un pò fuori dalle righe: il Kitsch Factory. Ma lasciamo che sia Daniela stessa a raccontarsi: 

"Kitsch Factory nasce nel 2010, dopo il classico periodo di ricerca di lavoro post-laurea...anche perchè con una pseudolaurea in scenografia è piuttosto difficile trovare lavoro! Diciamo che ho dovuto inventarmelo...
Kitsch Factory è il mio angolo di mondo, il mio laboratorio, un posto in cui dare libero sfogo alla mia creatività. Il mio lavoro consiste principalmente nel creare e riparare COSE, dalle collane alle LAMPADE (giuro.) Negli anni, l'attività di riparazione cose si è arricchita della presenza di mio padre, che io chiamo "l'uomo dei miracoli" perchè non esiste cosa che non riesca a riparare. È a lui che portano le cose strane da sistemare...e devo essere sincera, io non amo particolarmente riparare e sistemare...quindi "delego" parecchio questo campo a lui.
La parte creativa del lavoro, invece, spetta quasi completamente a me: lavoro anche su commissione, con materiali che vanno dalle pietre dure all'argento, all'acciaio, al rame, ai fili d'alluminio. Utilizzo anche paste modellabili, resina, fimo, worbla, legno, balsa, stoffe e tutto quello che può ispirarmi. In negozio ho veramente DI TUTTO, e tutto può essere usato per fare qualcosa di nuovo e bello! 
Negli anni ho creato di tutto: anelli, spille, orecchini, ciondoli, cinture, e quelle che io affettuosamente chiamo COFANE, ovvero tutto ciò che di estremamente appariscente si può mettere in testa!"
 Qual è la tua fonte d'ispirazione?
"Da dove prendo ispirazione...da OVUNQUE. Qualsiasi cosa è buona per un'idea. Mi guardo molto intorno, seguo Pinterest (è il male, ci passo le ore), seguo molti artigiani, italiani ed esteri, che fanno cose differenti, guardo la natura e le forme degli alberi, i colori degli animali, le armonie dei fiori, TUTTO. Tutto nella mia testa viene preso, incamerato e rielaborato, e prima o poi messo in pratica.
Negli anni ho creato svariate cose di cui sono stata parecchio orgogliosa: il mio lavoro è basato molto sulle commissioni e sulle personalizzazioni...la più recente è un ciondolo fatto in fimo e dipinto a mano, con delle anatre in volo. Mi è venuto davvero MOLTO bene!! La riparazione più strana invece è difficile da scegliere, ma penso che sia una lampada in bachelite degli anni 60, completamente SMONTATA, che mio padre ha ricostruito. Ancora devo capire come abbia fatto!"
Progetti futuri?

"Non ho fiere in programma in questo momento, ma sto creando il mio costume per la Zombiewalk di Bologna, sta venendo DAVVERO bene, ma non posso ancora anticipare nulla, voglio che sia una sorpresa! 
Il 27 Maggio svelerò tutto sulla mia pagina Facebook e su Instagram, comunque...non vedo l'ora!"

mercoledì 19 aprile 2017

Il gabinetto delle curiosità

Arredare casa non è mai stato così difficile, sopratutto se non disponiamo di grandi cifre e se non amiamo il design un pò trash che ci offrono le decorazioni di Halloween una volta all'anno. La mobilia del secolo scorso ha decisamente un prezzo alla portata di pochi, e ripiegare su i vari mercatini dell'usato non sempre si ottengono i risultati voluti. Peggio ancora se si abita con persone che non hanno i nostri raffinati gusti artistici. Oppure avere un'intera casa da arredare e non avere la più pallida idea di dove cominciare.
Avevo già parlato ampiamente di questo argomento in miei vari post (con consigli per il fai da te, idee per il riordino e quant'altro), oggi, invece, vorrei suggerirvi come allestire un piccolo Gabinetto delle curiosità così in voga nei secoli scorsi.
L'idea nasce in Germania nel Cinquecento con il nome di Wunderkammer ovvero Camera delle Meraviglie o, appunto, Gabinetto delle curiosità, praticamente una stanza dedicata al collezionismo di oggetti e reperti storici, naurali e non, da mostrare agli ospiti in visita. Era praticamente l'antenato dei musei come li conosciamo ora anche se all'epoca non esisteva un "catalogo" degli oggetti e non erano ordinati sistematicamente come, appunto, nei musei.
Queste camere delle meraviglie contenevano anche oggetti curiosi e fantasiosi, creati ad arte per stupire i propri ospiti come scheletri di sirene (la maggior parte delle volte scheletri di foche modificati per l'occasione), fate sotto formaldeide e ossa di qualche fantasioso rettile. Oppure nel macabro come feti malformati, crani deformi, animali con due teste, mummie per i più altolocati, e teste mummificate provenienti da regioni remote.
La collezione di oggetti particolari ha sempre affascinato l'uomo e il poter mostrare agli altri questi tesori preziosi, è sempre stato motivo di orgoglio per la propria famiglia visto che nelle famiglie più agiate, molti di questi oggetti venivano ereditati e tramandati da generazioni.
Se non siete tra i fortunatissimi ad aver ereditato una di questi gabinetti delle curiosità e non potete permettervi i crani saldati insieme di due gemelli siamesi, come fare?
Per fortuna al giorno d'oggi recuperare oggettistica da trasformare secondo i nostri gusti non è un problema. Se amate i teschi come me, in resina si trovano delle splendide riproduzioni anatomiche e non solo delle teste. Con un pò di pazienza su Ebay si possono comprare oggetti interessanti. Recuperare delle piccole bacheche e decorarle con ossa, piccoli teschi e tutto quello che vi può ispirare.
Oppure potete creare da zero una vostra collezione totalmente fantastica, per esempio qualcuno si è divertito a mettere in barattolo dei peluches oppure chi li crea da zero con paste polimeriche e altro.
Insomma potete sbizzarrirvi e creare anche solo un angolo con le vostre collezioni che più vi ispirano, vi lascio anche un link di Pinterest dove potrete trovare le bacheche degli iscritti che trattano questo argomento, sono sicura che troverete l'ispirazione giusta per le vostre creazioni. 

mercoledì 12 aprile 2017

Svegliatevi bambini!



Con il risveglio di Madre Natura, la terra torna a vivere vestendosi con i tenui colori della primavera, come un timido Pastel Goth. Ed è un fiorire di primule, freschi boccioli, ciliegi che macchiano di rosa le distese di verde dei prati facendo venir voglia di sistemare i nostri balconi per la bella stagione che sta arrivando.
A parte la sottoscritta. Io no, ho il pollice viola con le piante. Mi dimentico di dar loro da bere, di sistemarle per l'inverno, di prendermi cura di loro. L'unica cosa che resiste a casa mia è un vaso con delle piante grasse che ho da vent'anni e che sono miracolosamente scampate alle mie mani. Vivono felici nel mio bagno mentre i miei balconi e il mio terrazzo sembrano ospitare la Morte in vaso. La decadenza alberga tra i miei balconi.
Ma chi di voi invece ha la passione ed è portato per il pollice verde, ci sono moltissime varietà di piante che si possono coltivare in balcone o, per chi è più fortunato, in giardino.
Ci sono tantissime varietà di piante e fiori che possono fare al caso nostro e molte di loro possono essere coltivate anche in vasi: rose nere e rosso scuro, tulipani viola come la Queen of the night, il digitale, oppure dedicarsi all'assenzio, alle piante aromatiche (come per esempio il basilico nero). Ma oltre alle piante, cosa mettere nei nostri giardini o balconi.
Chi ha la possibilità di farlo, consiglio sempre di sistemare una bella panchina in ferro battuto in un angolo del proprio giardino dove potersi sedere e godere della vista delle proprie piante. Un angolo meditativo dove leggere in pace o per scrivere i propri pensieri. Per chi non ha grandi possibilità, può sempre sistemare un angolo del proprio balcone e decorarlo con tende per proteggersi dal sole e da sguardi indiscreti.
Ci sono anche tantissimi siti che vendono per gli appassionati decori per esterni che fanno al caso nostro come Designtoscano  nome italiano per una ditta americana che vende Gargoyle, statue e quant'altro per decorare giardini e balconi. Dallo zombie che esce dalla terra ai draghi da appendere ai muri, avete una vasta scelta di oggetti per arredare l'esterno della vostra abitazione. Ha anche un rivenditore europeo, Garden site dove potrete trovare gli stessi oggetti insieme ad altre decorazioni.
Se vi piacciono le cose classiche, per esempio, ci sono tantissimi ecogarden che
vendono statuaria. Perchè non sistemare nel proprio giardino una statua di Diana cacciatrice? Molti Goth pagani sono sicuro che apprezzeranno.
Altre idee per il decoro possono essere fatte da soli, alcune idee come le luci da esterno e le decorazioni stagionali, possono essere fatte con pochi accorgimenti.  Pinterest è una fonte infinita di idee e progetti, date un'occhiata e fatevi ispirare.
Create il vostro angolo di pace e decadentismo in questo mondo votato all'orrore del cemento e dei pensieri inutili.




mercoledì 5 aprile 2017

Nerd Gotici

Rieccomi a voi dopo mesi di blocco forzato. D'ora in poi L'Ossario riavrà i suoi post settimanali senza altri intralci, naturalmente, non sono stata ferma in questo periodo e ho continuato a lavorare per voi.
Visto le ultime attività che mi hanno coinvolto personalmente (e di cui ve ne parlerò più avanti), sono praticamente tornata piccola con uno dei miei primi amori: il gioco di ruolo.
Ma partiamo dal principio: quando è nato il gioco di ruolo e che cos'è? Gli esperti dell'argomento fanno risalire le sue origini al sedicesimo secolo in Europa con un antenato dei giochi di ruolo dal vivo, mentre per i Wargames il loro padre sembra essere stato Johann Christian Ludwig Hellwig che usava un tabellone su un tavolo per insegnare le strategie di guerra ai suoi allievi.
Ma il vero padre ufficiale di tutti i giochi di ruolo è Dungeons & Dragons la cui prima edizione uscì negli anni 70 e non ebbe subito il successo sperato, ma quando nel 1977 uscì D&D Basic Set (quello che tutti gli amanti del genere conoscono come "scatola rossa") il gioco di ruolo come lo conosciamo noi, ebbe il successo meritato.
Dungeons & Dragons, in tutti questi anni, ha avuto tantissimi figli ed alcuni di loro hanno una connotazione Goth affine a noi anime oscure. Tra tutti, il più famoso, è sicuramente Vampire: the Masquerade che introduce i giocatori ad una nuova tipologia di gioco: quelli dal vivo.
Ma giocare dal vivo costa impegno e fatica: non sempre è facile trovare un buon Master, altri giocatori in grado di ruolare efficacemente e, sopratutto, un luogo abbastanza grande  per poterlo fare. Ovviamente Vampire può anche essere giocato attorno ad un tavolo come tutti gli altri giochi di ruolo, ma il live rimane un fascino che ammalia molti.
La bellezza dei tempi moderni per quanto riguarda il gioco di ruolo, è che ora abbiamo un'ampissima scelta su cosa giocare. Se amate le atmosfere cupe, gotiche, vittoriane oppure horror, sicuramente c'è un gioco che fa per voi. Dal Il richiamo di Cthulhu ispirato ai racconti di Lovercraft ambientato in una versione fantastica del nostro mondo negli anni venti dove potrete interpretare un personaggio comune come uno studioso o un investigatore (per citarne due a caso) e dedicarvi a risolvere un mistero che vi porterà gradualmente tra le atmosfere tipiche dei racconti di Lovercraft.
Un altro gioco a tema horror ma tutto italiano è Sine Requie dove vi ritroverete catapultati nel 1944 durante la guerra dove i morti sono tornati dalle tombe, sprofondando il mondo in una realtà claustrofobica e spaventosa. Il sistema di gioco di Sine Requie fa anche uso dei tarocchi e fa molto sull'interpretazione dei giocatori.
Sappiate che di giochi di ruolo ne sono usciti a centinaia in questi anni tra cui anche l'ottimo Brass Age d'ispirazione Steampunk- vittoriana e le atmosfere dei romanzi di Conan Doyle, Julies Verne e Salgari, oppure Malifaux che introduce anche l'uso delle miniature insieme al gioco di ruolo (di cui è appena uscita la seconda versione).
Vi ho citato solo tre dei giochi di ruolo che potrete trovare nell'infinito mare dei role player, solo a livello indie senza voler pescare nel mainstream, troverete centinaia di giochi ed ambientazioni, molti di questi sono anche pdf da poter scaricare gratuitamente con regole, ambientazioni e avventure. Insomma se volete avventurarvi nel magico mondo dei figli di D&D avrete l'imbarazzo della scelta.